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PierPaolo Faccio - Il nuovo Braidese

di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo

PierPaolo Faccio - Il nuovo Braidese

Il nuovo Braidese, 19 febbraio 2011

Gian Antonio Stella, autore del celebratissimo La casta (2007), insieme con Sergio Rizzo, giornalista del Corriere della Sera, firma un nuovo, potente e dettagliatissimo libro intitolato Vandali (sottotitolo: L'assalto alle bellezze d'Italia), edito da Rizzoli: un pamphlet, verrebbe voglia di aggiungere, che offre al lettore smaliziato e scevro da preconcetti ideologici un quadro a dir poco allarmante dello stato di conservazione dei nostri beni archeologici, architettonici, storico-artistici e paesistici. «Non abbiamo il petrolio, noi. Non abbiamo i diamanti, non abbiamo le terre rare [...]. Abbiamo una sola, grande, persino immeritata ricchezza: la bellezza dei nostri paesaggi, la bellezza dei nostri siti archeologici, la bellezza dei nostri borghi medievali, la bellezza delle nostre residenze patrizie...». Partendo da questa ovvia constatazione, i due autori - dati e cifre alla mano - analizzano in modo dettagliato lo stato di salute, per così dire, di quella nostra ricchezza, e il quadro complessivo che emerge è davvero sconfortante. Si parte dalla Via Appia Antica di Roma, la Regina Viarum interdetta al traffico veicolare, ma non all'arrogante scorribanda delle auto blu che la percorrono ai cento all'ora per arrivare in tempo all'aeroporto; i politici arroganti la preferiscono perché non c'è traffico, e in fondo ti sembra quasi di essere un Caesar, con tanto di auriga che frusta inesorabilmente chi potrebbe interrompere la sua folle corsa. Così era per Commodo, ad esempio, e così è anche, ora, per la nostra classe politica dirigente (senza frusta, beniteso!). La politica si occupa di tutto fuorché di far tornare l'Italia ai primi posti - ora è al ventottesimo - nella classifica dei Paesi più frequentati dai turisti, mentre il sito Italia.it è al n. 184.594 dei siti più visitati sul web. Perciò ecco un desolante catalogo di incuria: il paesaggio delle ville venete stritolato da schiere di villette e capannoni, i mosaici e soprattutto gli affreschi pompeiani in pericolo alto di dissoluzione, l'inestimabile patrimonio veneziano assediato dall'acqua alta e da torme di turisti non indirizzati e «programmati», mentre Roma subisce passiva una veicolazione urbana impazzita, tra importantissimi siti archeologici senza finanziamenti e luoghi celebri degradati dalla più becera incuria. Stella e Rizzo accusano in modo oggettivo, citando fonti, elaborando dati, fornendo cifre, come prima scrivevo; poco o nulla si salva, poco o nulla è il denaro sborsato per mantenere un alto profilo di turismo intelligente. I parlamentari, alla loro scadenza, hanno due pensioni, le auto blu prima citate costano quasi come un finanziamento per salvare tutta la zona archeologica vesuviana: ma tant'è: meglio spendere centotremila euro per schedare cinquantacinque cani randagi piuttosto di spenderli nella ricerca archeologica conservativa. Tanto, da noi, si magna pur sempre bene.