Vai alla scheda del libro sul sito Rizzoli

Miguel Mora e Lucia Magi - El Pais

di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo

Miguel Mora e Lucia Magi - El Pais

di Miguel Mora - Lucia Magi
(El Pais 16 aprile 2011)

Vendesi Colosseo prima che si rovini ancora di più

In questi giorni va in onda sulle televisioni italiane un video che promuove il turismo culturale. Si intitola Magica Italia e il presentatore è Silvio Berlusconi in persona, che sorride e recita: "Visita il paese che ha regalato al mondo il 50% dei beni artistici tutelati dall'Unesco". Manca un piccolo dettaglio. Nella percentuale c'è uno zero di troppo. L'Italia ha esattamente il 5% dei 911 siti protetti che formano parte del patrimonio della Unesco. "Più di 100.000 chiese e monumenti, 40.000 edifici storici, 3.500 musei, 2.500 siti archeologici e più di 1.000 teatri. Lo sapevi?".

La politica culturale italiana, il Paese del Grand Tour, del Rinascimento e dell'Impero Romano, di Piero della Francesca e di Verdi, di Dante e di Pasolini, si è trasformata poco a poco in una specie di tesoro in decomposizione. La sequenza di brutte notizie negli ultimi mesi è stata un martellamento travolgente, quasi quotidiano. Tre crolli a Pompei, l'annuncio di un'amnistia sui beni archeologici trafugati, i tagli alle fondazioni liriche, il grave deterioramento del Ponte di Rialto a Venezia, la chiusura di teatri e biblioteche; le manifestazioni e gli scioperi di artisti e lavoratori in tutto il Paese; il rischio di chiusura per l'Istituto Luce, la filmoteca storica di Cinecittà; l'assunzione di alcuni mafiosi scarcerati come custodi del Museo Abatellis di Palermo; lo scandalo di corruzione nella Protezione Civile che si incaricava di organizzare grandi eventi culturali (e religiosi) e di gestire, in condizioni opache e di emergenza, siti archeologici, teatri e musei come la Galleria degli Uffizi di Firenze.

Di fatto, l'unica buona notizia degli ultimi tempi pare essere che il Colosseo verrà restaurato. Con fondi privati. I lavori sono cominciati con qualche assaggio: sono state pulite alcune colonne, e sotto la cappa grigiastra formata dall'inquinamento sono comparse sfumature e tonalità di un marmo rosa di bellezza non comune. Le immagini del restauro che sarà pagato dal magnate delle calzature Diego della Valle (25 milioni di euro) hanno contribuito a smorzare un po' la feroce polemica scatenata dalla poco trasparente firma del contratto tra il commissario speciale dell'area archeologica di Roma, la Soprintendenza dei Beni culturali e l'impresa calzaturiera.

In cambio del sostegno al restauro dell'anfiteatro del I secolo, Tod's gestirà in esclusiva i contratti di locazione e i diritti di immagine dentro e fuori d'Italia, potrà esporre il proprio logo sulle entrate e sulle impalcature, e costruire un centro di servizi nell'area archeologica più protetta del mondo.

L'accordo è stato firmato il 27 di gennaio, ma il testo è stato reso noto solo da un paio di settimane, quando il sindacato Uil ha presentato un documento alla Procura di Roma e alla Corte dei Conti dove si esprimevano le riserve sulla portata dell'accordo e ha chiesto che si indaghi su possibili indizi di reato.

Tod's manterrà per quindi anni - prorogabili - l'esclusiva sull'immagine mondiale del monumento romano, e, per l'intera durata dei lavori, curerà la comunicazione e i diritti di commercializzazione. Della Valle ha firmato il contratto con il commissario straordinario dell'area archeologica di Roma, l'architetto Roberto Cecchi, nominato con un decreto speciale della Presidenza del Consiglio. Cecchi è uno dei nomi che l'esecutivo ha utilizzato dal 2001 per intraprendere la sua politica di "valorizzazione del patrimonio culturale". Il suo superiore è Mario Resca, ex amministratore delegato di McDonald's Italia. Silvio Berlusconi lo ha nominato per sfruttare i monumenti e i musei con piglio privato e commerciale.

Alcune voci mettono in guardia, dicendo che si tratta di una strategia molto populista, basata sulla conversione della difesa del patrimonio in emergenza permanente, che aiuta ad appaltare contratti a privati senza gare né controlli, mentre si portano avanti tagli pubblici e si svuotano le piante organiche di professionisti e tecnici della conservazione dei beni artistici. L'allarme sull'incuria con cui l'Italia tratta il suo patrimonio è stata lanciata diverse volte dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ma questo non ha frenato il crollo. Un recente reportage del programma televisivo Ballarò ha rivelato che nel Colosseo ci sono solo dieci persone a sorvegliare il monumento più visitato d'Italia.

Nel frattempo, alle imprese private di servizi culturali va di lusso. Le visite guidate dell'anfiteatro, e della maggior parte dei musei e zone archeologiche del Paese, sono nelle loro mani. Le imprese ottengono una percentuale fino al 30% sulle entrate. Solo il Colosseo ha tra i 15.000 e i 20.000 visitatori al giorno, a 12 euro ciascuno. Il mercato dei "servizi culturali aggiuntivi" è molto esclusivo: 10 o 12 imprese si dividono la torta.

Qualche sera fa, durante una cena di quattro ore con i corrispondenti esteri, il primo ministro ha usato solo pochi secondi per parlare di cultura e patrimonio. Due settimane fa ha accettato le dimissioni del ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, suo poeta da camera, che è tornato a casa propria esasperato dai continui tagli dei fondi dedicati alla cultura (quasi mille milioni negli ultimi dieci anni) e Berlusconi ha nominato al suo posto l'ex ministro dell'Agricoltura, Giancarlo Galan.

Così il primo ministro ha recitato nuovamente a memoria la sua lista, aggiungendo una nuova cifra magica: "Abbiamo il 70% del patrimonio Unesco in Europa". E subito ha annunciato che Galan, fino ad allora conosciuto come uno specialista di bestiame, "è un uomo molto colto e sarà coadiuvato da consiglieri indipendenti, come il nostro Vittorio Sgarbi, che è un genio". Sgarbi è il critico d'arte più polemico del paese, difensore di Berlusconi sulla televisione pubblica.

"È una situazione che mi fa infuriare. È come assistere a uno stupro ripetuto contro la donna che ami, ti dà i brividi", esplode Gian Antonio Stella, giornalista del Corriere della Sera che firma con il collega Sergio Rizzo il libro d'inchiesta Vandali. L'assalto alle bellezze d'Italia, dove i due reporter tracciano un'analisi scoraggiante del degrado del patrimonio locale, grazie alla cecità di una politica troppo concentrata sulla sopravvivenza per occuparsene.

L'immagine che apre il reportage degli autori de La Casta è gulminante: le ruote delle auto ufficiali sfrecciano veloci sul selciato della Via Appia, la Regina Viarum, una delle più importanti strade dell'antica Roma, tracciata nel 312 a.C. per volere del console Appio Claudio il Cieco.

Oggi è chiusa al traffico per paura di danni agli antichi lastroni pensati per i ferri dei cavalli e il calpestio dei viandanti. Tuttavia, la antica via che collegava Roma a Brindisi è aperta alle auto blu (e alle ambulanze). Per questo si è trasformata in una corsia preferenziale che i politici usano per arrivare all'aeroporto, ogni giovedì pomeriggio, una volta terminati i lavori parlamentari della settimana, per evitare gli ingorghi della capitale.

"I pneumatici delle auto blindate che calpestano quel fragile acciottolato, costruito 23 secoli fa per i carri, sono la metafora di come la classe dirigente di questo paese offende quotidianamente i grandi tesori italiani", scrivono gli autori. "Non abbiamo petrolio. Non abbiamo gas naturale, né oro, né diamanti. Possediamo solo un'unica, grande, anche immeritata, ricchezza: la bellezza dei nostri siti archeologici, la bellezza dei nostri borghi medievali, la bellezza delle nostre ville patrizie, la bellezza dei nostri musei, delle nostre città d'arte". E la sprecano. "È un suicidio lento e ostinato, perché si toglie ossigeno alla più importante risorsa nazionale", sostiene Stella.

Si tratta di un problema di visione politica, di miopia. "Qualsiasi Stato serio farebbe il contrario: sai che la tua eccellenza è il turismo (12% del Pil)? Allora ci metti il tuo uomo migliore, il manager più capace e preparato che hai, per dare il valore aggiunto che permetta di crescere. E invece no. Loro mettono una signorina che non ha nessun merito n´ esperienza nel settore (la ministra Michela Vittoria Brambilla). Risultato: anche la Cina supera l'Italia come destinazione preferita del turismo mondiale!"

" Sapete - perché questo dicono gli studi e i dati - che ogni euro investito in cultura rende più di uno investito nel settore manufatturiero? Quindi, durante una crisi, occorre aumentare gli investimenti nei musei, nello spettacolo, nella manutenzione di monumenti e siti archeologici". Questo direbbe la logica. In Italia, però, le cifre dipingono un quadro esattamente opposto. I finanziamenti alla cultura sono stati decimati da quando governa Berlusconi, una caduta del 40% tra il 2001 e il 2011: da 2.386 a 1.429 milioni di euro (Legge Finanziaria). Se si conteggia anche l'inflazione, il crollo è ancora più rovinoso: 50,5%.

"Per dare un colpo alla crisi che ha colpito l'economia statunitense - ricorda Stella - Barack Obama si è riunito con i vertici di Twitter e Facebook. Qui Berlusconi prepara il Piano Casa, perché sia ancora più facile spargere cemento e costruire. Una ricetta buona per gli anni Sessanta, vecchia e totalmente inadeguata".

Arrivano da ogni angolo del Belpaese prove del degrado generalizzato in cui langue il patrimonio transalpino [cioé italiano, nel nostro caso, ndT]. A Bologna, per esempio, ricca e borghese città del Centro-Nord, la destinazione preferita degli studenti Erasmus, con la più antica Università del mondo e una vita culturale originale e innovativa, la Pinacoteca Nazionale è obbligata ad aprire a rotazione le sale ai visitatori. A Palermo succede lo stesso a Palazzo Abatellis, dove le guide sono disponibili solo in giapponese e il meraviglioso ritratto della Annunziata di Messina si può vedere solo di mattina.

Sotto il rosso portico di Bologna, la targa dice: "Pinacoteca Nazionale. Aperta dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19". Non specifica che, in realtà, il visitatore non può entrare nelle trenta sale dell'antico convento che ospita le opere di maestri del Medioevo, del Rinascimento e del Barocco italiani. Dovrebbe essere aggiunto alla targa informativa che alcune rimangono chiuse. Chiuse per tagli.

"Ogni ora e mezza chiudiamo un'ala del museo per aprirne un'altra. Facciamo i turni, perché i sorveglianti sono pochi e non sono ubiqui", racconta Massimo Trezza, che dal 1987 custodisce lo splendido polittico dorato di Giotto, gli oli di Raffaello o le pennellate barocche dei Carracci, mastri della scuola bolognese. È stato un lavoratore precario, nel 1994 ha vinto un concorso e ora è un funzionario. Ma non è tranquillo: "È fatale. Fino a pochi mesi fa, gli elettricisti controllavano l'illuminazione quattro volte a settimana. Ora abbiamo ridotto il contratto e si limitano a una. Quelli dell'aria condizionata vengono solo se succede qualcosa di grosso". Sono le 10:30 e devo cambiare ala. "Forza signori, andiamo ad aprire la parte barocca".

Maria Rosaria San Giovanni, laureata e funzionaria da 11 anni, sposta il nastro di velluto che impedisce l'accesso alla sala: la Santa Cecilia di Raffaello rimane sola a gonfiare la sua estasi da amante della musica. I turisti si incamminano sconcertati verso le scene animate di Guido Reni. "Se uno di noi si mette in malattia è un casino, e per chiedere le ferie bisogna vincere una riffa", commenta l'impiegata.

Un panorama desolande, che ha spinto alle dimissioni non solo Bondi ma anche i suoi ultimi numeri due: prima il professor Salvatore Settis e poi Andrea Carandini, che poi ha deciso di tornare quando il Governo ha promesso di recuperare parte dei 150 milioni sottratti quest'anno al Fondo Unico dello Spettacolo (Fus) alzando di un centesimo il prezzo della benzina.

Il Governo sostiene che in tempi di crisi il costo del personale culturale incide per il 70% del finanziamento pubblico. Afferma che occorre ridurre gli effettivi, e per farlo bloccherà le nuove assunzioni nel settore culturale. "Ci stanno strangolando", dice Luigi Ficacci, soprintendente della pinacoteca bolognese. "Ho dovuto rescindere il contratto con una associazione di pensionati che suppliva alla mancanza di personale (40 sorveglianti per 30 sale) per pochi euro l'ora. L'Enel minaccia di staccarci la luce. Non posso pagare l'elettricità. Stiamo pagando ora le bollette dell'anno scorso, con la maggiorazione prevista per morosità. E ora sono a secco. È impossibile organizzare mostre temporanee che richiamino visitatori e sponsor privati. Così si scompare dalla mappa. Diventi un soggetto passivo, esclusivamente in perdita".

Un animale ferito: i visitatori erano quasi 46mila nel 2008; sono diminuiti a meno di 33mila nell'anno passato, diminuiti come il finanziamento statale. "Mi comporto come l'amministratore delegato di una società sull'orlo della bancarotta, non come un funzionario: non mi resta che preparare progetti e proporli a banche, fondazioni, aziende. Cerco di trovare fondi, ma è difficile". La Fondazione Prada ha appena assunto il restauro di quattro gessi del XVIII secolo. "Spenderanno solo 25mila euro, ma legano la loro firma a un archetipo di bellezza. Senza di loro non si sarebbe fatto nulla. Forse questo è l'unico modo".

Non poteva mancare il conflitto d'interessi. Electa Mondadori, divisione artistica del gruppo presieduto da Marina Berlusconi, figlia maggiore del primo ministro, gestisce in concessione 43 librerie di musei e monumenti, dal Colosseo al Foro Romano, a Capodimonte, fino al MADRE di Napoli. Nel 2009 ha fatturato 29 milioni di euro e ha incassato il 70% di tutte le concessioni statali alle imprese di servizi culturali. Tuttavia, la Soprintendenza ha ricevuto cinque milioni per lo stesso compito, ricordava Ballarò.

Il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla (ideatrice dello spot Magica Italia), ha recentemente annunciato durante un programma televisivo: "Il mio ministero sta preparando opuscoli in diverse lingue e tante, tante, tante cose per valorizzare il patrimonio italiano".

Pompei crolla, del Colosseo si occupa un calzolaio, i teatri chiudono, la cultura e lo spettacolo sono in agonia e la gestione del patrimonio più bello del mondo è, ogni giorno di più, in mani private. In un paio di mani. Lo sapevi?

Traduzione di Matteo Marchetti.

Clicca qui per l'originale (in spagnolo)