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Mauro Cereda - Via Po

di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo

Mauro Cereda - Via Po

Il recente crollo della Scuola dei Gladiatori a Pompei, che ha prodotto reazioni sdegnate e allarmate in tutto il mondo (un po' meno da noi), è forse il simbolo del degrado in cui versa il meraviglioso patrimonio storico-artistico-paesaggistico italiano e del modo scellerato con cui viene gestito, conservato e valorizzato. Questo autentico scempio è al centro di "Vandali", il nuovo libro di Gian Antonio Stella e Roberto Rizzo, le due penne più affilate del Corriere della Sera. Via Po ha intervistato Stella.

Cominciamo dal titolo del libro: chi sono i vandali?

I vandali siamo noi. Sono i nostri politici che votano delle leggi scellerate, come i condoni edilizi o il piano casa, un provvedimento questo fuori dal tempo, assurdo. E sono i cittadini che, sperando sempre in una nuova sanatoria, fanno delle cose che all'estero sarebbero assolutamente impensabili. Il titolo è un omaggio ad Antonio Cederna, l'uomo che si è battuto con più coerenza per salvare il paesaggio italiano e che, molti anni fa, ha scritto il libro "I vandali in casa".

Il patrimonio culturale dovrebbe essere la nostra ricchezza...

E' così', ma lo stiamo buttando via. E questo è un delitto. L'Italia è uno dei Paesi più ricchi d'arte del mondo, forse il più ricco. E' un Paese di grandi bellezze, di grande varietà: è pieno di bellezze dalle Dolomiti alle isole Eolie. Penso ai paesaggi, ai monumenti, ai siti archeologici… Nonostante ciò siamo al 28˚ posto, dico 28˚, nella classifica per competitività turistica. Inaccettabile: questo significa inequivocabilmente che chi ha governato in passato e governa oggi non ha saputo e non sa fare il suo mestiere.

Il vostro libro mette l'accento sulla mala-politica.

L'attuale classe politica è peggiore di quella dei decenni precedenti. C'è stato un calo culturale forte. Si può fare un elenco di geni che non avevano la laurea, perché la laurea di per sé non è sinonimo di cultura. Però quando parliamo di massa, di tante lauree, allora i numeri contano. Spaventa vedere che i laureati nel Parlamento italiano sono precipitati per numero dall'Assemblea Costituente ad oggi, tanto da essere 30 punti sotto i loro colleghi statunitensi. E questo la dice lunga: se ritieni la cultura un orpello inutile è chiaro che non ti poni il problema di tutelarla. Se vuoi salvare Segesta devi sapere che Segesta esiste. Se sei così ignorante da non conoscere Segesta, come fai a salvarla?

Tra i politici c'è anche un po' di superficialità.

C'è un atteggiamento suicida. Ovvero l'idea che alcune ricchezze che abbiamo ereditato dai nostri nonni siano lì per l'eternità. Ci sono sempre state e sempre ci saranno. Come Pompei: c'è sempre stata e sempre ci sarà. Non è così.

Pompei è il simbolo dello scempio...

Pompei è fragile ed è in condizioni disperate. Per salvarla bisogna amarla. Negli anni è stato realizzato qualche intervento, ma alcuni sarebbe stato meglio evitarli. Quello sul Teatro romano, ad esempio, non è stato un restauro, chiamarlo restauro è un insulto all'intelligenza, ma una vera e propria ristrutturazione edilizia, fatta da qualche geometra, dei peggiori. E' stata fatta con il cemento armato e i mattoni di tufo che vengono utilizzati per i ricoveri delle bestie sull'Appennino. Una cosa ignobile. E' un altro esempio di quello che dicevo prima: se hai una classe politica così ignorante da non capire che non puoi ristrutturare il Teatro romano con il cemento armato, questo è il risultato.

Nel libro dedicate un capitolo a www.italia.it, il portale che avrebbe dovuto lanciare il nostro turismo sul web.

Un bidone. Basta dire che è tutto scritto in italiano. Mettiamoci nei panni di un tedesco. Va su internet e cerca il portale www.italia.it. Lo trova e nota che già nella home page molte informazioni sono in italiano. Poi cerca di approfondire, entra nella sezione delle vacanze con i bambini e scopre che è tutta in italiano. Allora va a vedere la pagina dedicata a chi viaggia con gli animali: è scritta in italiano. Poi va sulle ricette della nostra cucina: in italiano anche quelle. Quindi si sposta a vedere i filmati: trova "Eine wine glass", un bicchiere di vino in Salento. Apre il filmato e c'è Albano che canta "Felicità è un bicchiere di vino con un panino, la felicità...". Poi Albano comincia a parlare della Puglia e del vino pugliese: in italiano. Insomma, un tedesco che accede al portale ha tutto il diritto di sentirsi preso per i fondelli. Eppure è costato milioni di euro: soldi buttati. Il ministro Brambilla se ne era vantata sui giornali, dicendo che lo avrebbe fatto funzionare: tutte chiacchiere.

Sull'arte fa affari anche la criminalità.

Il traffico di opere d'arte è il quarto mercato criminale al mondo, dopo quello della droga, delle armi e i reati finanziari. L'Italia è il Paese più coinvolto, eppure nella nostra storia processuale nemmeno una sentenza è riuscita ad arrivare in giudicato, ad essere confermata dalla Corte di Cassazione. Il fatto è che le pene su queste cose sono assolutamente leggere e la prescrizione arriva presto. La vicenda dei tombaroli è davvero immonda. Cito un esempio.A metà gennaio i finanzieri hanno fermato un signore che aveva trovato la villa di Caligola sul lago di Nemi e che si apprestava a vendere all'estero, forse in Svizzera, una statua dell'imperatore sul trono. Bene, i finanzieri hanno potuto recuperare la statua e individuare la villa, ma questo signore non ha fatto neppure un'ora di carcere. Questo la dice lunga sulla situazione. Assolutamente inaccettabile.

Nel libro vengono citati ampiamente gli sprechi della politica: basterebbe un giro di vite sulle auto blu o sui vitalizi dei parlamentari per recuperare risorse preziose da destinare alla conservazione del patrimonio culturale.

Proprio così. Fa effetto mettere a confronto i tagli alla politica, che sono dello 0,3%, 0,8%, 1%, con quelli alla cultura, a dimostrazione che la politica si fa davvero i fatti suoi. Eppure tutti gli esperti, lo teorizza anche il ministero, dicono che ogni euro investito in cultura non è buttato, ma porta soldi. Qualcuno dice 4, qualcuno 6. Se le cose stanno così, più c'è crisi più teoricamente bisognerebbe investire in cultura, visto che ne abbiamo tanta.